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Le Masserie sono un punto di riferimento nella loro zona, infatti il loro nome ne determina quello della contrada che le circonda.


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Della Puglia di Ostuni                                            << masserie della puglia

Altri ipogei furono invece realizzati per la lavorazione delle olive in frantoi o “trappeti” sotterranei, per permetterne la molitura in tutti i periodi dell’anno; essi erano dotati di grandi camini in cui si bruciava la sansa (per dare luce e calore), di grandi vasche in pietra, di botole sul soffitto collegate al piano di calpestio superiore attraverso cui venivano gettate le olive appena raccolte.

- il termine «trappeto» deriva dal latino volgare "tarpetum" o "tarpitum", spesso presente nei documenti medievali della zona di Bari (raccolti nel Codice Diplomatico Barese), con cui si indicava il frantoio per la produzione dell'olio, da sempre prodotto cardine dell'economia locale. Altre colture tipiche erano quelle delle mandorle e, in misura minore, la frutticoltura. La viticoltura si affermò su vasta scala solo tra il XVIII e il XIX secolo.

- Nei secoli la Puglia e la Terra di Bari furono meta di numerose aggressioni dal mare (arabi, turchi) e dall’entroterra (briganti); le campagne furono allora dotate di torri fortificate a difesa dei raccolti.
Queste torri presentavano difese di tipo “piombante”, cioè caditoie attraverso cui si versavano liquidi bollenti o si lanciavano sassi, e difese di tipo “radente”, cioè feritoie attraverso cui lanciare frecce e sparare con le prime armi da fuoco.
Le torri fortificate furono successivamente ingrandite per ospitare i coloni tutto l’anno e non più solo durante i raccolti: nacquero così le prime masserie dove incominciava già il processo di trasformazione dei prodotti della campagna, destinati alla vendita nelle città. In molti casi si assiste ad una fortificazione postuma rispetto alla costruzione delle semplice masseria, per sopravvenute esigenze difensive in determinati periodo storici particolarmente esposti alle agressioni esterne (il brigantaggio, ad esempio, piaga endemica durante i secoli XVII-XIX).

I locali al piano terra destinati ad accogliere stalle, frantoi, cucine, o altri spazi lavorativi sono sempre voltati a botte, a crociera, o a stella, e hanno le pareti rustiche; gli ambienti residenziali dei piani superiori, sempre con pareti intonacate, presentano invece volte a padiglione (a volte si notano volte a schifo), che nel secolo XIX lasciano spazio ai solai. Anche le cappelle si distinguevano per l’intonacatura delle pareti.

- Le cappelle venivano edificate adiacenti alle masserie per assicurare il culto ai proprietari, ai lavoranti e ai vicini della masseria.
Spesso le cappelle hanno due ingressi per permetterne l’ingresso sia dall’interno della masseria, sia dall’esterno; a volte si assiste addirittura ad un accesso privilegiato per i signori attraverso aperture al piano superiore: direttamente collegate alla camera privata (come nella villa Lamberti) o come piccoli matronei per evitare di confondersi con la servitù.
Nel corso dei secoli XVII e XVIII si ebbe una crescente “aristocratizzazione” del clero dovuta all’ingresso di cadetti della nobiltà in ordini religiosi; tale appartenenza dava lustro alle famiglie, oltre che ulteriore potere, e quindi doveva essere visibile a tutti: questo è il motivo per cui le cappelle erano costruite in posizioni privilegiate, tali da essere notate anche da lontano.

In quasi tutte le masserie si nota una zona recintata coltivata come giardino: sono gli agrumeti, zone che simbolicamente richiamano le “Esperidi” classiche, luoghi in cui il forte profumo e il colore dei frutti donava momenti di riposo per il corpo e per lo spirito; essi erano recintati, veri “horti conclusi”, sia per separare questa zona di riposo dalle zone produttive, sia per l’esigenza pratica di preservare i delicati alberi da frutto da dannosi venti. Altra zona recintata era l’orto, in cui si coltivavano ortaggi ed essenze per le esigenze di cucina.
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